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Cara Giusi,
eccomi qui
con la mia bella pancia ormai cresciuta
la mia bella Viola che si scatena 24 ore su 24 nella mia pancia
e la mia vita di sempre illuminata da un avvenire prossimo, scomosciuto ed.. emozionante.
Ormai sono nella 34esima settimana.
Ció significa che fra un mesetto e mezzo Viola nascerá... sempre che non decida di farlo prima come il fratello.
In realtá ultimamente mi addormento la sera dicendole: "dai tieni duro ancora un po'... almeno sei piú ciciottina.. almeno puoi venire a casa subito..."
Ogni tanto le contrazioni si fanno sentire, soprattutto alla sera. E non so se sono proprio le contrazioni preparatorie... vabbé.
Io cerco di stare il piú possibile a riposo (sembra una battuta.. visto che Tom c'é e mi riempie la vita!) e poi si vedrá.
In questi ultimi tempi, aiutata da certe occasioni casuali, ho ripensato al mio primo parto, alla nascita di Tommaso, a come mi aveva inorgoglita l'idea che avevo fatto tutto il travaglio a casa con me stessa e tom. E a come poi le cose non siano state facili, con tom piccolo piccolo... Quando ti chiamavo 200 volte al giorno... quando quel dannatissimo cordone non si staccava... Ti ricordi? c'é voluto un mese... e poi tutte le conseguenti toccatture.
Sai, non so se in realtá sia così davvero, ma io sento che lo é... credo di aver capito perché quel cordone non voleva andarsene...
Credo che sia successo qualcosa quando tom é nato.
Io mi aspettavo che me lo dessero subito, immediatamente.
In realtá me l'hanno dato 15 secondi dopo.. al massimo 20.
Nulla, puó sembrare.
Ma per me é stata un'eternitá. Tanto che mi sono messa a gridare "datemi il mio bambino"
Nel mezzo c'é stato il taglio del cordone, che io avevo capito sarebbe avvenuto dopo... quando avrebbe smesso di pulsare.
Di preciso l'ostetrica ha chiesto a matteo se voleva tagliarlo lui. lui ha risposto di no. lei ha provato ad insistere. lui é stato irremovibile (si era davvero giá ampiamente superato!). allora l'ha tagliato lei. ecco.. quegli attimi... il ricordo di quegli atimi.. riesce a farmi ancora un po' soffrire... lo sento nello stomaco, nella pancia. E insieme sono contenta di aver fatto luce su quel momento, prima dell'arrivo di Viola. Oddio, non voglio darlgi piú peso di quel che é stato. ci ho solo messo un po' a separarmi da Tom.. nei mesi successivi. Ma tutto sommato so di aver fatto un buon lavoro perché Tommaso é sereno e splendido. Peró, insomma, so che ci proveró. Che appena andró in ospedale (e stavolta non posso neanche prendermi dei tempi troppo lunghi.. mannaggia!!) proveró a chiedere se possono aspettare che la natura faccia il suo corso, che il corpo di Viola si abitui al mondo lentamente, che io possa sentirla vicina subito... perché per me é importante così . Nulla piú che togliersi un sassolino dalla scarpa! Giá il fatto di aver capito com'é andata mi aiuta a vivere quello stesso momento con piú luciditá.

Che voglia Giusi!! Che voglia di quell'incontro!
Non sto piú nella pelle!
Di quell'attimo in cui riesci a scendere (come mai piú, credo) nella profonditá della vita,a coglierne la fragilitá, l'importanza, la delicatezza, la potenza.

Spero solo di poterlo vivere al meglio.
E ti ringrazio ancora perché,
se stavolta non mi sono potuta permettere un altro meraviglioso corso i piscina con te,
le tue parole non smettono di ronzarmi nella testa e mi fanno stare bene.

un abbraccio
a presto!
dani



LE FEMMINE, L'ACQUA E LA PERIPATETICA AL CONTRARIO

Ho capito il senso dell'acqua quando ho visto l'Oceano per la prima volta. L'Oceano non é il mare. E' piú mare del mare. Ha in sé un'essenza d'infinito che sconvolge, inaspettatamente. L'Oceano é la nostra antica madre. E, se ci concediamo il tempo per contemplare in silenzio quell'enorme massa d'acqua, intendiamo che quanto ci raccontano gli uomini di scienza é vero: da essa deriva la vita e in modo primitivo l'uomo l'ha sempre saputo, attribuendole un intimo valore paradigmatico: l'acqua é parte essenziale nei riti di catarsi e di rinascita di numerosi culti: nei rituali di immersione del battesimo cristiano, nelle purificazioni dell'ebraismo, dell'islam, dello scintoismo... L'acqua può essere medicina per l'anima.

Mi fido poco della pancia quando si tratta di prendere decisioni importanti. La pancia non é scientifica. Ma so che esiste una sensibilitá mistica che spesso illumina i cammini più del calcolo e, di frequente, le scelte essenziali della vita, per ironia, non possono nascere dall'impassibilitá. Forse dalla saggezza, ma non dalla freddezza. Come la scelta di essere madre, o come qualunque altro genere di opzione in cui la testa conta poco. Ad ogni modo, a una che decide principalmente secondo raziocinio, non si può dire: "fidati del tuo corpo, perché il tuo corpo sa perfettamente cosa deve fare", aspettandosi di essere presi sul serio. Il corpo non sa, non conosce, non pensa. Fior di filosofi hanno speso la vita a spiegare per filo e per segno questa dicotomia. Eppure può essere dimostrato il contrario. Non solo perché spesso il corpo é la vittima privilegiata dell'anima e viceversa. Basta che una sera, immolandoti alla necessitá di Conoscere, tu decida di affidarti alle braccia di una donna che osservi curiosa, perché sta rivoluzionando alla sprovvista il tuo modo di pensarti e percepirti. Una vita senza ricerca non é degna di essere vissuta, diceva Socrate. E allora azzardiamo anche questa. La cura dell'acqua.
Due bracciate nell'acqua calda, nella penombra, musica di mare, gabbiani, visioni di albe fredde e pure all'altro capo del mondo. Piacevole giá di per sé. Tu e lei vi guardate negli occhi, e vi capite, senza bisogno di dire nulla. Vi conoscete. E anche se non vi conosceste vi comprendereste comunque. Non é un gioco di ruoli. E' un positivo annullarsi reciproco, ciascuna nella propria speculazione. Sibille di un rituale primordiale i cui passi sono incomprensibilmente noti e misurati. Le mie orecchie sotto al pelo dell'acqua. Fine del bombardamento sensoriale. Tutto si attutisce, si allontana. Ti chiedi se fará fatica, ma quando ti solleva le gambe in silenzio pensi che fortunatamente Archimede aveva ragione. Tu non sarai un peso per lei. Lei sará il tuo vortice, la tua culla, il tuo stordimento, i tuoi passi, un respiro cadenzato che, scoprirai, é rimasto nella tua memoria embrionale. Lei diventerá acqua e ti guiderá al nulla, a ciò che ti procede. Adulta, adolescente, bambina, neonata, gastrula, blastula, morula, zigote. Rana. Pesce. Proteina. Aria. Musica. Piuma. I capelli si sciolgono. E poi nasci. Nasci e piangi e cambi infinite dimensioni, e c'é un abbraccio accanto a te, ed é un abbraccio sovrumano, le parole non servono, basta il ritmo del cuore, che di solito detesti sentire, un po' di calore di pelle. Questa é filosofia prima, scienza pura, il tuo corpo che é sostanza soprasensibile. Questa é metafisica, una scienza che risponde a bisogni spirituali, che senza infinite parole ti fa capire da dove vieni, cosa sei, cosa non sei, cosa sai. E sei l'infinito. Non hai bisogni fisici. Sei pura ricerca delle cause prime. Sai quali sono la tua causa efficiente e la tua causa finale, ma non perché il tuo cervello si sia perso in speculazioni. Perché hai ascoltato il fluire delle tue membra e lo sciogliersi della tua pelle. Che sanno, e capiscono. Diventi uno con il tutto. Non ci sono corpo e mente. Ci sei tu. E la realtá diventa completamente intelligibile, perché con ogni singola fibra di ciò che sei, senza bipartizioni, arrivi alla conoscenza piú pura, quella del tutto, di cui fai parte e che é parte di te. Intelligenza e intuizione, conoscenza intima ed estrinseca, in un infinito rimescolarsi di emozioni, nel puro abbandono. Nirvana, forse.



POESIE PER GIUSY:

ENNEAGRAMMA

Non avevo
la minima intenzione
di afferrare
la tua mano.
Ma l'hai presa. E mi hai trascinato
in un ennesimo viaggio
necessario.
Quanti gradi
di femminilitá
esistono?
Si rinnova,
perpetua,
una superiore scala
dell'essere.
Tentativo
di ascensione
al sublime.
Eppure,
la perfezione,
non é mai raggiunta,
né la libertá,
né la conoscenza.
Ma io chi sono?
E quanto dovrò ancora
spaventarmi,
stupirmi,
per la vastitá
della mia anima
inabissata?

MADRE TERRORE

Ti ho detto
che se dovessi far nascere
un bambino al giorno
non dormirei piú.
Troppa vita che scorre
tra le mani
e poi sfugge.
Penso alle tue dita,
che hanno accolto vita
e cullato morte.
Ma tuoi occhi sono sereni,
lo spirito dolce.
E diventi Madre
sopra le madri,
oltre le notti
passate ad aspettare il destino:
un brivido, un attimo, un salto nel vuoto.
Secondi infiniti che decidono di te.
Penso ai tuoi miracoli,
forza sublime di Femmina,
al tuo insinuarti dove esista
un singulto infinitesimale di vita.
E penso che la differenza fra noi sia semplice:
tu hai coraggio.
Il coraggio di contemplare Dio farsi Donna,
soffrire,
e diventare pietra taciturna
nel dolore che ci rende,
oltre la volontá,
Madri.

MOTO PERPETUO

Se non ci fossero
le tue mani
a riportarmi alla Terra,
vivrei di puro Spirito
e di figli della Notte.
Manca un infinito
baluginio di follia,
cristallizzato fra
mille consapevolezze,
per rendermi
autentica
parte del Tutto.
Ma conosco la ragione
della pazzia.
Ed ogni filosofia
non ha saputo
che darle un unico nome:
Amore.

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